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COMMEMORAZIONE AI CADUTI
Domenica 9 novembre 2003 sono stati commemorati i caduti delle due guerre e, come ogni anno, noi ragazzi siamo stati protagonisti. Abbiamo preso la parola durante la cerimonia facendo le nostre riflessioni sulla guerra: parole sì semplici, ma vere e profondamente sentite.
COMMEMORAZIONE
Siamo qui per onorare la memoria di quegli uomini che tanto coraggiosamente hanno lottato per donarci la libertà, hanno tanto sofferto per non far soffrire i propri figli.
La cerimonia di commemorazione dei caduti in guerra deve offrire, però, a noi l’occasione per riflettere sui venti di guerra che spirano in molte aree del mondo.
E’ certamente giusto sottolineare l’importanza delle gesta compiute dalle tante vittime cadute in battaglia; ma questa circostanza deve costituire per tutti noi anche un momento di riflessione. I nostri caduti sono lì ad ammonirci: la guerra porta morte e disperazione. Le lapidi ci ricordano il sacrificio dei nostri soldati e ci gridano a gran voce: Mai più guerra, avventura senza ritorno.
La memoria del passato e il ricordo di tragici eventi ci devono servire per costruire il nostro presente e il nostro futuro. La memoria ci deve insegnare che c’è bisogno di un grande sforzo per cercare di avviare ovunque processi di pace con il dialogo, la tolleranza, la non violenza, la cooperazione.
Purtroppo, ogni giorno ci capita di vedere attraverso la televisione e i giornali scene di violenza di uomini su altri uomini, di stati su altri stati. Tutto ciò non è giusto e può essere evitato se l’uomo usasse di più la ragione e fosse maggiormente animato da uno spirito di amore e di collaborazione verso i propri simili.
Nelle guerre, anche se apparentemente ci sono vincitori e vinti, in realtà ci sono solo vinti. La guerra è un atto perverso: si sa quando comincia, ma mai come e quando ha termine. Per quanto giusta, una guerra porta via con sé migliaia di innocenti e indifesi; per quanto intelligente, una bomba uccide; per quanto sia diverso il colore della pelle, il sangue è sempre rosso; per quanto differente sia la cultura, una madre piange sempre suo figlio.
Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può e deve assumere la propria responsabilità nella costruzione di una vera pace nell’ambiente in cui vive. Tutti insieme dobbiamo farci portatori di pace per far fronte alle brutture del mondo, alle guerre sporche, ai conflitti che sembrano non aver fine, alla violenza imperante, alla vita contro la morte.
Se vogliamo onorare il ricordo dei nostri cari, dobbiamo lavorare affinché le guerre nel mondo siano soltanto un brutto ricordo e non una crudele realtà; dobbiamo lottare perché la guerra sia raccontata solo sui libri di storia e non sulle pagine di attualità.
PACE
“Non importa che tu sia
uomo o donna,
vecchio o fanciullo,
operaio o contadino,
soldato o studente o commerciante;
non importa quale sia il tuo credo politico
o quello religioso;
se ti chiedono qual è la cosa
più importante per l’umanità
rispondi
prima
dopo
sempre:
la PACE!
Classe III sez. B