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FILIPPO  DE JORIO

 

FILIPPO de JORIO

L’uomo – Il cittadino – Lo studioso – Il politico

 

Dal discorso di Salvatore de Renzi in occasione della inaugurazione della Scuola Media di Paternopoli.

(Corriere dell’Irpinia del 12/6/74)

 

Nacque nell’anno 1800, nello stesso anno in cui Napoleone Bonaparte a Marengo, con la sua vittoria sugli Austriaci, dava inizio al nuovo corso della Storia europea.

Per conoscere esattamente quest’uomo è necessario vederlo nell’ambiente in cui passò gli anni della sua gioventù.

Non potremmo comprendere lui se non facessimo un cenno alla figura di suo padre dal quale egli trasse insegnamento ed esempio.

Il padre, Giuseppe de Jorio, uomo colto e liberale, fu un patriota di primo piano nella nostra provincia.

Nella sollevazione antiborbonica promossa da Morelli e Silvati fu con loro a Monteforte e divenne, poi, capo del governo provvisorio in Avellino.

Quando, due anni dopo, morelli e Silvati, furono condannati a morte, Giuseppe de Jorio fu prima incarcerato e, poi, per sottrarsi alla continua persecuzione dovette lasciare la sua casa e i suoi affetti.

Il giovane Filippo, che aveva avuto il padre amico e maestro (da lui aveva appreso le prime nozioni di greco, da lui aveva imparato ad amare le belle lettere e la poesia) soffrì profondamente la sventura che lo colpiva, risentendone anche fisicamente.

Restò a Paternopoli dedicandosi tutto ai suoi studi prediletti e ad interessarsi delle necessità dei suoi concittadini.

Giovanissimo scrisse Odi, Sonetti e biografie di uomini illustri.

Videro poi la luce le sue migliori produzioni letterarie: la traduzione delle “Odi” di Anacreonte in uno stile fedele a quello del lirico greco, con una padronanza che sa di “classico bello”; tradusse dal latino le “Delizie Taratine” di Nicolò D’Aquino; compose le tragedie “Meleagro” e “Caio Gracco”.

Ma Filippo de Jorio non fu soltanto un letterato ed un poeta, fu uno scienziato nel senso pieno della parola.

Si laureò in diritto e scrisse un trattato sulle istituzioni di Diritto Romano oltre a commenti di varie leggi.

Fu un acuto ricercatore e critico storico, buon matematico, cultore e maestro di scienza agraria.

Visse la sofferenza delle nostre popolazioni di cui sentì il tormento nella lotta contro le difficoltà e la miseria.

Per questa sua gente egli studiò, approfondì i problemi e indicò la strada della loro soluzione.

Suoi sono: un “Trattato sulla coltivazione dei cereali”, altri sulla “conduzione delle piccole aziende agricole”, “sui concimi”, “sui vini”, su “alcune malattie delle piante”.

La sua opera si fece notare presto in tutta Italia e fu chiamato a far parte di molte accademie letterarie e scientifiche.

Partecipò al settimo Congresso Europeo delle Scienze.

Fu nominato professore di agricoltura e matematica e poi ispettore della pubblica istruzione.

Nel 1848, eletto deputato nella nostra provincia, nel risveglio che animava la mente e il cuore degli italiani in quegli anni del Risorgimento, egli fu all’avanguardia con numerose proposte di legge.

Se lo si dovesse inquadrare oggi politicamente, potremmo dire che fu un indipendente di sinistra.

Ma la vita della Costituzione Borbonica fu breve.

Educato al coraggio di suo padre, non ebbe paura, insieme a Carlo Poerio, di affrontare a viso aperto il Borbone quando Poerio propose l’ordine del giorno contro le prepotenze del generale Nunziante nelle Calabrie.

Non poté vedere il trionfo delle sue idee politiche perché non vide l’Italia libera e unita: circa un anno prima, nel dicembre del 1859, si spense in Paternopoli.

Giustamente, è stata intitolata a lui una Scuola, palestra di formazione intellettuale e spirituale, perché sia di esempio ai giovani i quali, dall’insegnamento che viene da uomini di questa statura, traggano la forza per costruire un avvenire migliore.

 

Salvatore de Renzi

 

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